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Spettacoli >> Archivio >> "... una gran fortuna!"
unaGranfortuna

"... UNA GRAN FORTUNA"


Dalla commedia
“La fortuna con l’effe maiuscola”

di Armando Curcio e Eduardo De Filippo

Regia: Paolo Gotti, Sergio Signorini e Orietta Vegetali
Scene e Costumi a cura del Gruppo
Sartoria: Maria C. Vegetali e Andreina Cefis
Disegno luci: Alessandro Zanchi
Tecnico audio: Alessio Cazzaniga
Scelta musicale a cura di Paolo Gotti
Trucco e parrucco: Nadia Fumagalli, Lucia Cornago
Supporto grafico: Riccardo Melillo

LA STORIA

Immediato dopoguerra. In una umida casa Giovanni Ruoppolo, onesto uomo di professione copista, e sua moglie Cristina cercano di sopravvivere alla miseria. Con loro vive Enricuccio, un nipote che i due si sono adottati da bambino perché orfano: questo giovane ragazzo è “malato” e non è di nessuno aiuto, anzi ne combina di tutti i colori ed una bocca in più da sfamare. Attorno a loro il vicinato, un coro di gente che condivide gioie e dolori della famiglia Ruoppolo.
Una speranza di cambiamento sembra prospettarsi quando a Giovanni viene proposto di legittimare Sandrino, figlio di una baronessa e di N.N., che ha bisogno di un padre per sposarsi una ricca giovane della città. In cambio riceverà una piccola, ma per lui significativa, somma di denaro.
Ma una ben più grande fortuna arriva in casa Ruoppolo: il notaio Bagliulo porta infatti la notizia che Federico, fratello maggiore di Giovanni, è morto in America lasciando tutti i suoi, consistenti, averi. Nel testamento è però specificato che, qualora Giovanni avesse un figlio, l’eredità spetterebbe tutta a quest’ultimo! Giovanni comunque non ha ancora firmato il riconoscimento e c’è ancora la possibilità di salvare tutto. Ma quando il notaio viene a casa Ruoppolo per riferire dell’eredità trova Enricuccio solo, al quale raccomanda di raccontare tutto al padre. Ma il ragazzo, assistendo ad una scenata di gelosia dei vicini, riceve un terribile trama e diventa muto! Egli tenta di farsi capire, ma invano: solo dopo la legittimazione, in seguito ad un secondo trauma, ritrova la parola e racconta tutto. Giovanni è beffato dalla fortuna!
Il notaio cerca di convincere Sandrino a rinunciare ufficialmente all’eredità, e Giovanni s’illude, da buono quale è, sapendo che ha a che fare con un nobile: ma quello è un arrivista, egoista e presuntuoso e si prende l’eredità.

Con un colpo di scena allora Giovanni prende la decisione di autodenunciarsi per falso in atto pubblico: andrà in galera per cinque anni (ma “il vero carcere è la miseria!”) ma Sandrino non l’avrà vinta! Perde il padre e l’eredità. Giovanni avrà così riacquistata la sua dignità e, insieme, l’eredità.


NOTE DI REGIA

Un testo scritto dal grande Eduardo, qui in coppia con Armando Curcio, in tempo di guerra. E negli anni immediatamente dopo la guerra è ambientato il nostro spettacolo, come suggeriscono i costumi e le musiche d’epoca che accompagnano la vicenda e ne sottolineano lo sviluppo. La fame e la miseria sono i protagonisti di questa storia, fatta da persone umili e semplici, ma di buon cuore e generose. Cristina e Giovanni cercano di sopravvivere alla povertà in quella umile casa (una stanza o poco più), che nello spettacolo è solo accennata da poche suppellettili (un tavolo, sedie, un letto, una finestra, una porta…) tutte di colore chiaro sul fondo scuro e nudo, il nulla. E nulla possiedono i Ruoppolo se non quel figlio malato, Enricuccio, che ne combina di tutti i colori aggiungendo difficoltà a difficoltà. I panni stesi introducono lo spettatore in un immaginaria corte di un grande caseggiato dove i vicini sono parte delle gioie e dolori della famiglia, dove i poveri (i Ruoppolo, Concetta, Carmela, Assunta) “stanno in basso” e i ricchi (l’ingegnere e la moglie) abitano ai piani alti. Una storia ricca di colpi di scena, talvolta umoristicamente sadici, come la fortuna dell’eredità che arriva dopo la sfortuna della fasulla adozione del barone Sandrino, talvolta geniali, come geniali riescono ad essere solo le persone “al limite”, come la decisione estrema di Giovanni di autodenunciarsi. E poi c’è Enricuccio, un personaggio di grande dolcezza, tenero, furbo, non si sa se veramente malato, ma sicuramente pieno di amore per quei due poveracci che lo hanno cresciuto, così come dimostra quella mano tesa verso il padre che, nell’ultima immagine, se va in carcere.


PERSONAGGI E INTERPRETI
Giovanni Ruoppolo, il marito Andrea Samanni
Cristina, la moglie Ornella Ciccalotti
Enricuccio, loro figlio Nicola Locatelli
Concetta, portinaia Michela Rota
Carmela, una vicina Paola De Maestri & Giovanna Pasta
Assunta, una vicina Giovanna Pasta & Elena Rota
Ingegner Vincenzo Daniele Bega
Donna Amalia, sua moglie Silvia Nava
Marchesa Manzillo Orietta Vegetali
Notaio Bagliulo Paolo Gotti
Dottor Gervasi Gabriele Bega & Gigi Ghezzi
Sandrino, barone Sergio Signorini
Pietruccio, amante di Amalia,
poi un ispettore di polizia
Franco Rota

NOTE TECNICHE

Attrezzatura necessaria per lo spettacolo:

* Camerini o locale da adibire a tale scopo con accesso diretto sul palco
  (N.B. con impianto di riscaldamento attivo nella stagione invernale)

AUDIO:
    * Impianto audio di potenza adeguata alla location
    * Mixer audio con almeno 6 canali
    * Lettore CD

LUCI:
    * Almeno 8 proiettori PAR o PC
    * Dimmer 6 canali
    * Mixer luci con almeno 6 canali

* Fornitura elettrica 10KW

Nel caso l'organizzatore non disponga del materiale sopraccitato, la compagnia teatrale puň provvedere, previo accordi preventivi, al reperimento del materiale.


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