Immediato dopoguerra. In una umida casa Giovanni Ruoppolo, onesto uomo di professione
copista, e sua moglie Cristina cercano di sopravvivere alla miseria. Con loro vive Enricuccio, un nipote
che i due si sono adottati da bambino perché orfano: questo giovane ragazzo è “malato” e
non è di nessuno aiuto, anzi ne combina di tutti i colori ed una bocca in più da sfamare.
Attorno a loro il vicinato, un coro di gente che condivide gioie e dolori della famiglia Ruoppolo.
Una speranza di cambiamento sembra prospettarsi quando a Giovanni viene proposto di legittimare
Sandrino, figlio di una baronessa e di N.N., che ha bisogno di un padre per sposarsi una ricca giovane
della città. In cambio riceverà una piccola, ma per lui significativa, somma di denaro.
Ma una ben più grande fortuna arriva in casa Ruoppolo: il notaio Bagliulo porta infatti la notizia
che Federico, fratello maggiore di Giovanni, è morto in America lasciando tutti i suoi, consistenti,
averi. Nel testamento è però specificato che, qualora Giovanni avesse un figlio, l’eredità spetterebbe
tutta a quest’ultimo! Giovanni comunque non ha ancora firmato il riconoscimento e c’è ancora
la possibilità di salvare tutto. Ma quando il notaio viene a casa Ruoppolo per riferire dell’eredità trova
Enricuccio solo, al quale raccomanda di raccontare tutto al padre. Ma il ragazzo, assistendo ad una
scenata di gelosia dei vicini, riceve un terribile trama e diventa muto! Egli tenta di farsi capire,
ma invano: solo dopo la legittimazione, in seguito ad un secondo trauma, ritrova la parola e racconta
tutto. Giovanni è beffato dalla fortuna!
Il notaio cerca di convincere Sandrino a rinunciare ufficialmente all’eredità, e Giovanni
s’illude, da buono quale è, sapendo che ha a che fare con un nobile: ma quello è un
arrivista, egoista e presuntuoso e si prende l’eredità.
Con un colpo di scena allora Giovanni prende la decisione di autodenunciarsi per falso in atto pubblico: andrà in galera per cinque anni (ma “il vero carcere è la miseria!”) ma Sandrino non l’avrà vinta! Perde il padre e l’eredità. Giovanni avrà così riacquistata la sua dignità e, insieme, l’eredità.
Un testo scritto dal grande Eduardo, qui in coppia con Armando Curcio, in tempo di guerra. E negli anni immediatamente dopo la guerra è ambientato il nostro spettacolo, come suggeriscono i costumi e le musiche d’epoca che accompagnano la vicenda e ne sottolineano lo sviluppo. La fame e la miseria sono i protagonisti di questa storia, fatta da persone umili e semplici, ma di buon cuore e generose. Cristina e Giovanni cercano di sopravvivere alla povertà in quella umile casa (una stanza o poco più), che nello spettacolo è solo accennata da poche suppellettili (un tavolo, sedie, un letto, una finestra, una porta…) tutte di colore chiaro sul fondo scuro e nudo, il nulla. E nulla possiedono i Ruoppolo se non quel figlio malato, Enricuccio, che ne combina di tutti i colori aggiungendo difficoltà a difficoltà. I panni stesi introducono lo spettatore in un immaginaria corte di un grande caseggiato dove i vicini sono parte delle gioie e dolori della famiglia, dove i poveri (i Ruoppolo, Concetta, Carmela, Assunta) “stanno in basso” e i ricchi (l’ingegnere e la moglie) abitano ai piani alti. Una storia ricca di colpi di scena, talvolta umoristicamente sadici, come la fortuna dell’eredità che arriva dopo la sfortuna della fasulla adozione del barone Sandrino, talvolta geniali, come geniali riescono ad essere solo le persone “al limite”, come la decisione estrema di Giovanni di autodenunciarsi. E poi c’è Enricuccio, un personaggio di grande dolcezza, tenero, furbo, non si sa se veramente malato, ma sicuramente pieno di amore per quei due poveracci che lo hanno cresciuto, così come dimostra quella mano tesa verso il padre che, nell’ultima immagine, se va in carcere.
| Giovanni Ruoppolo, il marito | Andrea Samanni |
| Cristina, la moglie | Ornella Ciccalotti |
| Enricuccio, loro figlio | Nicola Locatelli |
| Concetta, portinaia | Michela Rota |
| Carmela, una vicina | Paola De Maestri & Giovanna Pasta |
| Assunta, una vicina | Giovanna Pasta & Elena Rota |
| Ingegner Vincenzo | Daniele Bega |
| Donna Amalia, sua moglie | Silvia Nava |
| Marchesa Manzillo | Orietta Vegetali |
| Notaio Bagliulo | Paolo Gotti |
| Dottor Gervasi | Gabriele Bega & Gigi Ghezzi |
| Sandrino, barone | Sergio Signorini |
| Pietruccio, amante di Amalia, poi un ispettore di polizia |
Franco Rota |
Attrezzatura necessaria per lo spettacolo:
* Camerini o locale da adibire a tale scopo con accesso diretto sul palco
(N.B. con impianto di riscaldamento attivo nella stagione invernale)
AUDIO:
* Impianto audio di potenza adeguata alla location
* Mixer audio con almeno 6 canali
* Lettore CD
LUCI:
* Almeno 8 proiettori PAR o PC
* Dimmer 6 canali
* Mixer luci con almeno 6 canali
* Fornitura elettrica 10KW
Nel caso l'organizzatore non disponga del materiale sopraccitato, la compagnia teatrale puň provvedere, previo accordi preventivi, al reperimento del materiale.